Quanta Magazine ha pubblicato un articolo che esplora il fascino e la complessità dei buchi neri, dal punto di vista sia scientifico che personale, attraverso una conversazione tra due autori, Janna Levin e Steven Strogatz, che condividono una lunga amicizia e collaborazioni passate. Il podcast è stato pubblicato il 29 ottobre 2026 ed è disponibile su Quanta Magazine.
Strogatz intervista Levin in occasione del suo ritorno a Quanta come "Contributing Columnist". La conversazione si svolge in un contesto familiare, dato che entrambi hanno collaborato in varie forme nel corso degli anni. Levin sottolinea come Quanta rappresenti non solo un'area dove ha trascorso molta della sua vita, ma anche un'opportunità di parlare con un vecchio amico.
Uno dei temi centrali dell'intervista è l'attrazione di Levin verso i buchi neri. L'autrice descrive questi oggetti cosmici come sistemi straordinariamente eleganti e semplici, in grado di sfidare l'intuizione umana. Nonostante abbiano una cattiva reputazione, secondo Levin non del tutto guadagnata, i buchi neri rappresentano uno dei sistemi più eleganti e semplici dell'universo.
Levin racconta anche un ricordo personale legato a Shep Doeleman, astrofisico di Harvard, conosciuto durante il primo anno di dottorato. Doeleman è il ricercatore principale dell'Event Horizon Telescope, una rete di telescopi radio collegati a livello globale, che ha prodotto la prima immagine di un buco nero supermassiccio nella galassia M87 e successivamente la prima immagine del buco nero al centro della nostra galassia.
La conversazione evidenzia come l'immagine di un buco nero, o più precisamente la sua ombra, possa fornire informazioni che la teoria da sola non può offrire per testare le previsioni scientifiche. Doeleman ha coordinato il lavoro di 250 ricercatori per collegare telescopi radio in diverse parti del mondo, trasformando in pratica l'intero pianeta in un unico grande telescopio.
Levin sottolinea come Doeleman avesse pianificato questa impresa per anni e come la realizzazione dell'immagine abbia rappresentato la conferma di un'idea che molti dubitavano potesse funzionare. L'ombra del buco nero, osservata nella galassia M87 a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra, è il risultato dell'osservazione del bordo dell'orizzonte degli eventi.
Guardando al futuro, il progetto punta ora a creare un filmato di buchi neri entro i primi anni del prossimo decennio, sfruttando una rete di telescopi che avvolge l'intero pianeta. Questa rete consente di ottenere una risoluzione senza precedenti, equivalente a vedere un oggetto delle dimensioni di un'arancia sulla Luna.