Secondo un articolo di Quanta Magazine di Charlie Wood del 6 novembre 2026, recenti sviluppi nella fisica quantistica hanno messo in discussione la concezione di realtà che Albert Einstein aveva sostenuto per gran parte della sua vita. L'articolo descrive come, fin dall'infanzia, si sviluppi l'idea di un mondo reale e permanente: i neonati capiscono che gli oggetti esistono anche quando non sono visibili, una comprensione che diventa più sofisticata con l'età. Einstein, da adulto, sosteneva che le proprietà degli oggetti (come il colore di una palla) fossero intrinsecamente vere, indipendentemente dall'osservazione.

Tuttavia, la meccanica quantistica suggerisce qualcosa di molto diverso: le proprietà degli oggetti sembrano esistere solo al momento della misurazione, mentre prima presentano solo una gamma di probabilità. Einstein contestava questa interpretazione e nel 1935 propose un famoso esperimento mentale per dimostrare che la teoria quantistica era incompleta.

Per decenni, i fisici hanno cercato di conciliare la visione di Einstein con la meccanica quantistica. Nel 1964, il fisico John Stewart Bell dimostrò che la realtà doveva essere più strana di quanto Einstein avesse immaginato. Tuttavia, molti teorici continuarono a sostenere che la concezione comune della realtà fosse ancora valida. Questo cambiò nel 2012 quando Matthew Pusey, allora dottorando all'Imperial College di Londra, elaborò il teorema PBR (Pusey-Barrett-Rudolph), che ha avuto un impatto significativo sulla comprensione della realtà quantistica.

Secondo Jacques Pienaar, fisico intervistato nell'articolo, il teorema PBR ha portato molti teorici ad accettare che la concezione comune della realtà non fosse più valida: "Da quel momento, [PBR] è stato riconosciuto come un punto di riferimento".

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