È il primo caso che la NASA tentava di salvare un grande telescopio in orbita. E gli è andata male. La missione per salvare Swift è fallita. Il telescopio dei lampi gamma rientrerà sulla Terra tra il 3 e il 6 novembre, senza controllo. Ci sono probabilità che alcuni suoi componenti sopravvivano al rientro e raggiungano il suolo, ma gli esperti rassicurano: l'Italia non corre rischi.

Il telescopio Swift della NASA rientrerà in modo incontrollato nei prossimi giorni. La finestra va dal 3 al 6 novembre, e solo nelle ultime ore sarà possibile indicare con precisione l’area interessata. Il rientro è seguito dalla Space Force statunitense, che aggiorna costantemente la traiettoria. Swift pesa circa 1,5 tonnellate e si trova ormai sotto i 300 chilometri di altitudine, dopo oltre vent’anni passati a circa 600 chilometri. Non ha più propellente e la NASA non può controllarne il rientro.

Swift ha osservato il cosmo per ventidue anni, ben oltre i due inizialmente previsti. Lanciato il 20 novembre 2004, è stato uno dei principali osservatori spaziali per i lampi gamma, fenomeni tra i più energetici dell’universo, e ha contribuito alla scoperta di eventi cosmici estremi, come fusioni di stelle di neutroni e la nascita di buchi neri. Oggi è spinto verso l’atmosfera dall’attività solare, che ha progressivamente abbassato la sua orbita.

Non c’è motivo di allarme. La probabilità che frammenti colpiscano persone o infrastrutture è molto bassa. Tuttavia, la NASA ha stimato che alcuni componenti potrebbero sopravvivere al rientro, tra cui specchi e componenti in tungsteno. Le aree interessate potrebbero comprendere zone dell’Africa, dell’Australia, dell’India, del Sud-est asiatico, dell’America centrale e meridionale. L’Europa, compresa l’Italia, non è nella fascia a maggiore probabilità.

Il rientro di Swift è un caso particolare ma non unico. Il fenomeno dei rientri di materiali spaziali è in forte crescita: secondo le stime, nel 2025 sarebbero tornate verso la Terra circa 430 tonnellate di materiali, quattro volte i livelli del 2020 e sei volte quelli del 2010. La maggior parte brucia nell’atmosfera, ma l’aumento dei satelliti e dei detriti rende più frequenti situazioni come quella di Swift.

La NASA aveva tentato un salvataggio. La missione era stata affidata a Katalyst Space, con il veicolo robotico Link, in una delle prime operazioni private di recupero di un grande telescopio. Il tentativo è fallito ad agosto: Link non è riuscito ad avvicinarsi oltre 12-15 chilometri. Swift non era stato progettato per essere “preso al volo” e il costo della missione, 30 milioni di dollari, ha sollevato dubbi sul rapporto tra rischio e investimento. La NASA senza fondi e senza navicelle chiede aiuto all'industria privata.

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